venerdì 21 novembre 2014

Merano Wine Festival 2014, grande attenzione ai vini biodinamici

oradea romania

Dal 7 al 10 Novembre, nell’elegante Kurhaus nel centro storico diMerano, si terrà il Merano Wine Festival. Per gli appassionati di vino e gli esperti del settore questo festival dedicato al vino è forse l’evento più atteso dell’anno. Per i produttori delle aziende partecipanti è una grande opportunità per intrattenere proficui rapporti di lavoro. Per gli appassionati è invece l’occasione per imparare tantissimo sul vino e confrontarsi direttamente con i produttori. Chi sa che è un evento da non perdere ha già organizzato tutto, albergo, trasporti e biglietti. Per chi invece non c’è mai stato, ecco tre buone ragioni per organizzare il prossimo weekend a Merano.
1) Le aziende e i vini – italiani e stranieri – che vi partecipano sono stati selezionati con l’idea di portare all’interno del festival solo il meglio, sia a livello nazionale che internazionale. La qualità dei vini è quindi elevatissima.
2) Se non si è degli esperti conoscitori di vino, è un’occasione per imparare a bere bene e consapevolmente e a saper scegliere il vino al momento dell’acquisto.
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3) Il Merano Wine Festival è anche un’ottima scusa per visitare Merano e l’Alto Adige, godere di magnifici panorami, gustare la cucina altoatesina e fare un salto alle terme – in centro città – per un momento di relax.
Che cosa c’è in programma in questa edizione? Cult2014 è un evento dedicato a 41 aziende che da più di 20 anni sono diventate riferimento per il territorio vitivinicolo italiano. Si terrà nel pomeriggio del venerdì 7 novembre al Pavillon des Fleurs. Meglio prenotare. Nella stessa giornata si terrà all’Hotel Terme un forum – Merano WineWorld Economic Forum – su un’importante tematica:
Quale modello di sostenibilità per essere efficienti sul mercato?
L’intera giornata del 7 sarà dedicata ai vini bio e biodinamici. Saranno presenti 60 aziende. La realtà dei vini biologici e biodinamici, negli ultimi anni, è in grande espansione. La produzione biodinamica, rispetto a quella biologica, si distingue per l’utilizzo ancora più ridotto di sostanze chimiche in vigna. Si serve degli equilibri del suolo e delle forze energetiche stagionali nella gestione della coltura e di “rimedi” naturali per rinforzare le difese immunitarie della pianta. Nicolas Joly è uno dei precursori della viticoltura biodinamica mondiale ed è l’ideatore della Le Renaissance des Appellations, l’associazione di vignaioli attivi in tutto il mondo che praticano l’agricoltura biodinamica. Nel pomeriggio di domenica 9 si terrà una degustazione guidata dei vini dell’azienda abruzzese Emidio Pepe, che fa parte della Renaissance e che si dedica al biodinamico dal 1998. Sarà una verticale di 8 Montepulciano d’Abruzzo di annate comprese tra il 1983 e il 2010.
Prima o dopo essersi fatti “rapire” dalle numerose eccellenze italiane, girando per le sale del Kurhaus, bisogna far tappa dai produttori internazionali: imperdibile la degustazione proposta dall’Union des Grands Crus de Bordeaux o i banchi d’assaggio di Sudafrica, Georgia, Kazakhstan, Austria e Argentina. Un’attenzione particolare – in questa edizione – sarà data ai vini rumeni. La Romania e le sue 15 aziende selezionate al Merano rappresentano 6000 anni di storia del vino – da Dionisio ad oggi – conosciamola meglio. Non solo vino a Merano, un’esposizione culinaria nella Gourmet Arena per gli appassionati di birra, ma anche di tartufi, specialità dolciarie, prodotti a base di pesce, olio, formaggi, sarà una piacevole pausa tra una degustazione e l’altra.



MI METTO IN PROPRIO

di Maria Chiara Furlò
Trasformare un'intuizione in azienda. Letteradonna.it vi spiega come fare in 4 mosse.
In un periodo in cui il mercato del lavoro langue e la disoccupazione femminile ha sfiorato il record del 14%, una delle soluzioni per restare attive sembra essere quella di mettersi in proprio. Non a caso secondo gli ultimi dati Unioncamere, le  società avviate da donne crescono con un ritmo dello 0,73%, superiore alla media complessiva che si attesta attorno allo 0,43%. A oggi le imprenditrici italiane sono 1,3 milioni su un totale di 6 milioni, praticamente il 21% .
Agricoltura, sanità, servizi alla persona, istruzione commercio e turismo sono i settori in cui più spesso le donne decidono di operare.
Ma avere una idea di impresa non basta. Lo zoccolo più duro da superare è reperire i capitali per trasformare una intuizione in una società vera e propria. Ecco le banche che possono darvi una mano e le principali agevolazioni pubbliche e private di cui potete usufruire una volta steso il business plan.
Le donne che fanno impresa in Italia
Le donne che fanno impresa in Italia sono 1,3 milioni.
1. I FINANZIAMENTI BANCARI
L’Abi (associazione bancaria italiana), in collaborazione con il Dipartimento per le pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, il Ministero dello sviluppo economico, d’intesa con le associazioni imprenditoriali di categoria maggiormente rappresentative delle imprese (Confindustria, Confapi, Rete imprese Italia, Alleanza delle cooperative italiane), lo scorso 4 giugno ha sottoscritto  un protocollo d’intesa, che prevede un quadro di interventi per favorire l’accesso al credito delle imprese femminili nelle diverse fasi del loro ciclo di vita ovvero della vita lavorativa delle libere professioniste.
Le banche aderenti sono diverse (leggi elenco qui). Ciascuna di esse mette a disposizione delle imprese femminili e delle lavoratrici autonome uno specifico plafond finanziario, destinato alla concessione di finanziamenti, a condizioni competitive, per  realizzare nuovi investimenti, materiali o immateriali, per lo sviluppo dell’attività di impresa ovvero della libera professione; favorire la costituzione di nuove imprese a prevalente partecipazione femminile ovvero l’avvio della libera professione; per la ripresa delle Pmi e delle lavoratrici autonome che, per effetto della crisi, attraversano una momentanea situazione di difficoltà.
Il protocollo d’intesa prevede anche  la possibilità che il rimborso del capitale dei finanziamenti erogati possa essere sospeso, una sola volta nell’intero periodo dell’ammortamento del finanziamento bancario e per un periodo fino a 12 mesi, nel caso di maternità dell’imprenditrice o della lavoratrice autonoma; grave malattia dell’imprenditrice o della lavoratrice autonoma, ovvero del suo coniuge, o convivente, o dei figli anche adottivi; malattia invalidante di un genitore o di un parente o affini entro il terzo grado conviventi dell’imprenditrice o della lavoratrice autonoma.
2. I FINANZIAMENTI PUBBLICI
Ma anche l’Unione Europea può aiutarvi ad avviare una attività in proprio attraverso fondi appositi che poi vengono gestiti dalle singole Regioni italiane.
Periodicamente, sul tuo sito regionale, sono pubblicati bandi emessi in base alle esigenze territoriali. I contributi sono riservati ai residenti nel territorio per l’avvio di nuove attività o acquisto di attività preesistenti con progetti innovativi.
Alcuni di questi fondi o una parte di essi possono essere a fodno perduto (ovvero senza obbligo di restituzione). Gli importi e le modalità di erogazione variano sia in base al tipo di investimento da realizzare sia  del territorio dove l’impresa risiede. agenzie di modelle in romania
3. AGEVOLAZIONI EUROPEE: COSÍ SI ENTRA NELLA RETE
La Commissione europea ha aperto un portale dedicato all’imprenditorialità femminile(lo trovi qui), con collegamenti a contatti, eventi e opportunità di networking tra gli Stati membri. Queste e altre informazioni sono reperibili all’indirizzo web: Mentre larete europea per la promozione dell’imprenditorialità femminile (WES) riunisce rappresentanti dei governi di 30 paesi europei per fornire consulenza, sostegno e informazioni alle donne imprenditrici, aiutandole a migliorare il loro profilo e espandere le proprie attività.
L’istituzione pubblica una relazione annuale di attività da parte dei governi nazionali. Dal 2011 esiste la “Rete europea dei mentori per le donne imprenditrici” di cui fanno parte 17 paesi: Albania, Belgio, Cipro, Macedonia, Grecia, Ungheria, Irlanda, Italia, Montenegro, Paesi Bassi, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Turchia e Regno Unito. La rete fornisce consulenza e sostegno alle donne imprenditrici su start-up, esecuzione e crescita delle loro imprese nella fase iniziale della loro vita (dal secondo al quarto anno di esistenza di una nuova impresa a conduzione e proprietà femminile). investire in romania
4. BANDI NAZIONALI E CONCORSI LOCALIInoltre il Ministero per lo Sviluppo Economico e i vari enti locali mettono a disposizione ogni anno fondi speciali attivando bandi per la nascita di imprese avviate da donne, in attuazione della Legge 215/1992, che di volta in volta si declinano a livello locale.
Agli aiuti possono accedere tutte le piccole imprese che abbiano una gestione prettamente femminile: le ditte individuali con a capo una donna, le società di persone e le cooperative con almeno il 60% di soci donne, le società di capitali in cui almeno 2/3 delle quote siano detenute da donne e in cui l’organo d’amministrazione sia composto per 2/3 da amministratrici. Le imprese devono avere meno di 50 dipendenti e un fatturato che non superi i 7 milioni di EURO l’anno.

martedì 11 novembre 2014

La proposta di Sel: l'azienda delocalizza? Restituisca i contributi pubblici

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Una lista lunga e dettagliata. Che elenca, in ordine alfabetico, tutti i 164 tavoli di crisi aperti al ministero dello Sviluppo economico. Con l’indicazione, per ciascuna impresa citata, del settore economico di attività, del numero dei dipendenti e della collocazione geografica. Undocumento inedito , che “l’Espresso” è in grado di riportare integralmente, redatto scrupolosamente e allegato dal gruppo di Sel alla Camera a una proposta di legge in materia di «contrasto alla delocalizzazione» all’estero delle aziende italiane in Romania

Si parte dalla «A» di A.S. Merloni: elettrodomestici e componentistica, 3.500 dipendenti tra Marche, Umbria ed Emilia Romagna. Si chiude con la «V» di Villaggio Pollina: settore turismo, 100 lavoratori, con sede in Sicilia.
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In mezzo l’Alcoa e l’Ansaldo Breda, la Irisbus e laNatuzzi, la Nokia-Siemens e la Richard Ginori, la Riva Acciaio e la Valtur. Aziende grandi, come St Microelectronics (8.000 lavoratori), Electrolux (7.000) eSelex (6.000). Altre più piccole, dall’Agfa in Lombardia (meno di 100 dipendenti) alla Italcables in Campania (66). Una mappa, in sostanza, delle decine di migliaia di posti a rischio che fanno da corollario all’iniziativa di Sinistra ecologia e libertà. delocalizzazione in romania

VEDI ANCHE:

Tutte le aziende in crisi

L'elenco dei 164 tavoli di crisi aperti al ministero dello Sviluppo economico. Con l’indicazione, per ciascuna impresa citata, del settore economico di attività, del numero dei dipendenti e della collocazione geografica


Nel mirino del partito di opposizione ci sono le disposizioni contenute nella Legge di stabilità 2014 (approvata il 27 dicembre 2013) che si occupano del fenomeno, sempre più diffuso, della delocalizzazione delle attività produttive dall’Italia all’estero. In particolare la norma che prevede l’obbligo, per le imprese (italiane ed estere) che abbiano beneficiato di contributi pubblici in conto capitale e che entro tre anni dalla loro concessione trasferiscano la produzione in «uno Stato non appartenente all’Unione europea» con «conseguente riduzione del personale di almeno il 50 per cento», di restituire i contributi ricevuti dalla data di entrata in vigore della legge. Misure che, secondo i deputati di Sel, sarebbero in buona sostanza da riscrivere. Perché viziate da due limiti che ne restringono oltremodo l’ambito di applicazione. commercialista in romania lingua italiana

Primo: l’obbligo di restituire i contributi scatta solo in caso di delocalizzazione in un Paese extra-Ue, ma non se il «trasloco» ha come meta finale un altro Stato dell’Unione Europea. Eppure, rileva il gruppo Sel alla Camera nella relazione introduttiva che accompagna la proposta di legge, la destinazione preferita è proprio «l’oriente europeo» in particolare «Bulgaria, Polonia, Romania e Ungheria», meta dell’80 per cento delle imprese italiane che hanno intrapreso la via della delocalizzazione».
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Secondo: il limite della riduzione del personale di almeno il 50 per cento come conseguenza della delocalizzazione che non assicura, secondo Sel, adeguata «salvaguardia e protezione sociale dei livelli di occupazione dell’impresa» che ha scelto di delocalizzare.

Ecco allora la nuova formulazione della norma targata Sel, con cui il partito di opposizione punta a superare i limiti della disciplina vigente. La decadenza dal beneficio e l’obbligo di restituzione dei contributi in conto capitale ricevuti scatterebbe per tutte le imprese che, entro tre anni dalla concessione del contributo stesso, decidessero di delocalizzare non solo in uno stato extra Ue ma anche in un Paese «appartenente all’Unione Europea», con conseguente «riduzione o messa in mobilità del personale» senza alcun tetto minimo, previsto invece nella misura del 50 per cento dalla Legge di stabilità.
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Restrizioni ancora più pesanti vengono, inoltre, previste per le imprese italiane ed estere con almeno 1.000 dipendenti: non potranno, in ogni caso, delocalizzare «prima di aver trovato un nuovo acquirente che garantisca la continuità aziendale e produttiva, nonché i livelli occupazionali dell’impresa stessa». In caso di violazione di questo obbligo, l’azienda dovrà restituire in conto capitale ricevuti non solo dalla data di entrata in vigore della legge ma incamerati negli ultimi cinque anni, gravati degli interessi legali, oltre a pagare una sanzione amministrativa pari al 2 per cento del fatturato dell’ultimo quinquennio. Insomma, un vero e proprio giro di vite, rispetto alla disciplina attualmente vigente, che scatterebbe se la proposta di legge targata Sel venisse approvata.

«Per troppo tempo la politica industriale del Paese è rimasta inerme dinanzi al fenomeno della delocalizzazione», spiega a “l’Espresso” la deputata di Sel, Lara Ricciatti, prima firmataria della proposta: «Con questa iniziativa vogliamo lanciare un messaggio chiaro: l’Italia non è un Paese che spalanca le porte alle imprese che decidono di delocalizzare per inseguire guadagni e profitti facili». Un testo, intorno al quale, i parlamentari di Sinistra ecologia e libertà hanno già raccolto disponibilità e numerose adesioni tra i colleghi della sinistra Pd (tra loro c'è anche Pippo Civati). E il capogruppo alla Camera, Arturo Scotto, sottolinea un altro aspetto: «Puntiamo a rimettere al centro del dibattito , con questa e altre proposte, il nodo della delocalizzazione che mette in discussione la capacità produttiva e a rischio i livelli occupazionali del Paese. L’obiettivo della nostra pdl è l’introduzione di un meccanismo di premi: stop agli incentivi per chi delocalizza, sostegno invece a quelle imprese che, nonostante la crisi, pur facendo sacrifici, hanno scelto di restare, investire e continuare a produrre in Italia
Nel piazzale c’è anche un buco, ricoperto di calcestruzzo e ghiaina, dove vennero fatte le perizie e i carotaggi per l’inchiesta giudiziaria dopo i crolli, che fa venire i brividi: «Ecco, è in questo punto che abbiamo trovato Gerardo Cesaro: quella mattina abbiano sperato fino all’ultimo momento che si fosse salvato...» e mentre lo dice, il tono della voce di Enzo Dondi quasi si spegne. Perchè Gerardo è diventato una delle tante vittime sul lavoro la notte del sisma del 20 e poi del 29 maggio 2012 tra Ferrara e il Modenese. E perchè per Enzo Dondi, 77 anni portati niente male, titolare di Tecopress, fonderia di leghe speciali di alluminio, uomo d’altri tempi e selfmademan padano che ha costruito questa azienda nel 1971, i suoi operai sono la sua Grande famiglia.
Oggi però deve pensare a tutti quelli che sono rimasti, 180 dipendenti, «al 50% sono donne, siamo nelle loro mani e siamo fortunati per questo», perchè il futuro nonostante le tante commesse, un fatturato in crescita e segnali di ripresa del settore automobilistico per cui l’azienda lavora, il futuro è incerto. «Stiamo aspettando l’omologa del concordato preventivo in continuità aziendale che abbiamo presentato e depositato in tribunale». Manca solo questa: «Ma per averla, all’assemblea dell’11 novembre prossimo, le banche creditrici dovranno dare l’assenso al nostro piano».
Un piano lanciato verso il futuro, con un nuovo stabilimento, capannoni e macchinari all’avanguardia, il mantenimento di tutti i posti di lavoro e soprattutto «l’assunzione di 20 tecnici di altissimo livello, specializzati, tutti ingegneri per migliorare sempre più la nostra offerta sul mercato», spiega con orgoglio Dondi. Un piano che abbandonerà per sempre l’idea e il progetto pensato nel lontano 2007, prima della crisi e mai partito, di portare in Romania una parte delle lavorazioni per catturare commesse dalle fabbriche di auto low-cost e dal settore elettrodomestici, perchè allora importanti costruttori italiani stavano delocalizzando all’est: «Ora siamo qui e qui vogliano restare, per garantire un futuro ai nostri dipendenti e a un indotto che in tutto fa 400 famiglie».trasferire attivita azienda in romania
Il futuro però è nelle mani delle banche, locali e nazionali. Tutte che possono vantare 23 milioni di crediti, accumulati dal lontano 2008: «E’ vero, siamo nelle loro mani, ma possiamo dire che in questi 6 anni la loro paziente attesa ci ha consentito di sopravvivere». Ossia, non hanno mai bussato alle porte di Tecopres per pretendere il rientro dei crediti. E questo ha permesso all’azienda di restare sul mercato, e rilanciarsi. Oltre la crisi, infatti, ha dovuto fare i conti con il terremoto: «E’ rimasto in piedi solo 1/3 delle nostre strutture, il resto è crollato. E quello che è rimasto dovrà essere abbattuto per far posto ai nuovi capannoni», racconta mentre nel piazzale deserto guarda la sua fabbrica che non c’è e già immagina quella di domani: «Ecco questo è il progetto - e illustra la fotosimulazione dei capannoni - questo è ciò che vogliamo fare se ce lo consentiranno. Noi la nostra parte l’abbiamo fatta, e se mi chiede se sono ottimista rispondo, ‘chi vivrà vedrà’. Per noi conta ciò che abbiano fatto negli ultimi 6 anni, se non ci fosse stato ottimismo da parte di tutti i nostri lavoratori, dal primo all’ultimo, che hanno tirato con noi per resistere, oggi non saremmo qui. E noi vogliamo andare avanti. Non ci consola sapere che tanti altri del nostro settore hanno perso e stanno perdendo e che tanti sono in crisi: credo che i nostri numeri siano il frutto di determinazione e convinzione con cui stiamo portando avanti le nostre idee per restare sul mercato». Un mercato che parla di commesse con grandi marchi: Audi, Volkswagen, General Motors, Vm, Ducati solo per citare i più grandi: «Siamo stati anche fortunati, nel primo dopo-terremoto siamo riusciti a convincere gli americani con i nostri prodotti e ora lavoriamo per Gm». Ma per fare un altro esempio, anche Bmw era pronta a lavorare con Tecopress: «Era un momento difficile, prima del sisma, stavamo proponendo un piano di rientro alle banche, non andato a buon fine, e Bmw che non aveva garanzie ha lasciato perdere: era un’importante commessa per l’Europa, ma quella porta è sempre aperta, nel futuro». E’ questo l’ottimismo di Enzo Dondi che già pensa all’omologa che deciderà il futuro di una azienda che ha come fiore all’occhiello certificazioni ambientale e di sicurezza (non lavori senza, in Europa e nel mondo), che dà pane e speranza a 400 famiglie, che vuole correre e non restare in surplace. «Abbiamo sempre lavorato anche dopo il terremoto, però è come se fossimo sfollati», chiude Enzo Dondi guardando il piazzale deserto, i macchinari e i forni che vogliono riaccendersi a 700 gradi, e che aspettano solo un «sì». hotel alberghi in vendita in romania

venerdì 17 ottobre 2014

The Advisers/Knight Frank: Volumul tranzacţiilor imobiliare va creşte în acest an la 800 mil. euro

imobiliare oradea
Doi investitori puţin cunoscuţi au construit deja ca persoane fizice circa 1.500 de locuinţe în Popeşti, la sud de Capitală. 

Robertino Georgescu şi Dan Drăgulin, doi investitori care în ultimii cinci ani au construit şi vândut în jur de 1.500 de locuinţe pe raza loca­lită­ţii Popeşti-Leor­deni si­tu­ată la sud de Bucu­reşti, au ajuns la un acord pentru preluarea terenului de sub actuala fabrică Policolor de pe bulevardul Theo­dor Pallady din estul Capitalei pentru dezvoltarea unui proiect imobiliar. apartamente de vanzare in oradea
Cei doi sunt reprezentanţii unui val de investitori locali care în perioada crizei au împânzit periferiile Bucureştiului de blocuri şi vile profitând de programul Prima casă şi de TVA redusă la lo­cuinţele cu un preţ mai mic de 380.000 de lei, în timp ce majoritatea jucătorilor străini din sectorul rezidenţial au blocat investiţiile.
Policolor, producător de vopsele deţinut de fondurile de investiţii Recon­struction Capital 2, Romanian Invest­ment Fund şi Romanian Reconstruc­tion, şi-a manifestat încă de anul trecut intenţia de a se muta de pe platforma din Theodor Pallady, unde deţinea un teren de aproape 14 hectare.
„Am cumpărat terenul din zona Policolor de aproape 14 hectare, la care am alipit încă un lot de 1,4 hectare pe care îl aveam deja în proprietate. Aici vom dezvolta cel mai mare proiect al nostru, Metropolitan City, care va fi construit în patru etape şi se va întinde pe 150.000 mp, urmând să includă aproximativ 6.000 de apartamente. Terme-nul de finalizare este estimat pentru anul 2017, iar investiţia totală va depăşi cu mult suma de 100 de milioane de euro“, a declarat pentru ZF Dan Drăgulin, unul dintre cei doi investitori în proiectele Metropolitan Residence. imobiliare bihor
El nu a oferit informaţii cu privire la valoarea tranzacţiei care, potrivit estimărilor ZF, ar putea depăşi 15 milioane de euro, ţinând cont de un preţ estimat al zonei de peste 100 de euro/mp pentru loturi de asemenea dimensiuni.
Investitorii iau în calcul pentru acest teren chiar şi dezvoltarea unor blocuri de 30 de etaje cu funcţiune mixtă - birouri, locuinţe şi retail -, ţinând cont că planurile urbanistice permit ridicarea în zonă a unor clădiri cu o înălţime maximă de 90 de metri. vile case de lux
Georgescu şi Drăgulin, foşti colegi ai Liceului Economic 4 de pe Şoseaua Viilor din Bucureşti, au început să dezvolte împreună ca persoane fizice blocuri de locuinţe în Popeşti-Leordeni în urmă cu cinci ani, iar în ultima perioadă au început să se extindă şi în zone precum Aviaţiei, Policolor sau Mihai Bravu din interiorul Capitalei şi au în diverse etape de construcţie în jur de 900 de apartamente. Cel mai ambiţios proiect rămâne însă cel de la Policolor.afaceri de vanzare hotel
„Vânzarea efectivă se va derula pe parcursul a trei ani, perioadă în care fabrica Policolor va continua să funcţioneze în actuala locaţie. Fondurile rezultate în urma acestei tranzacţii, cu implementare pe termen mediu, urmează să fie direcţionate către dezvoltarea unei noi plat­forme. Compania a finalizat discuţiile pentru achiziţia terenului pe care se va face relocarea şi a demarat obţinerea avizelor pentru începerea lucrărilor de construcţie ale noii fabrici de producţie vopsele, estimate la o durată de 2 ani şi jumătate“, a declarat Marius Văcăroiu, CEO al grupului Policolor - Orgachim. de vanzare apartamente in oradea
Primul lot al platformei va fi cedat investitorilor chiar în acest an, iar o a doua parcelă va fi transferată anul viitor.
România ar putea înregistra în acest an tranzacţii imobiliare în valoare de circa 800 milioane EURO, o creştere spectaculoasă faţă de anul de criză 2009, evoluţie influenţată de revigorarea pieţei imobiliare la nivel global, apreciază Horaţiu Florescu, directorul executiv The Advisers/Knight Frank.
"Credem ca efectele revigorării pieţei la nivel global se vor resimţi şi în România. Volumul investiţional pe piaţa locală a crescut deja simţitor anul acesta (cu un forecast la finele 2014 de 700-800 milioane EURO, o creştere notabilă faţă de anul de criză 2009, care înregistra un volum de investiţii de 63 milioane euro). Mai mult, ne aşteptăm ca activitatea chiriaşilor să crească în mod constant, în pas cu redresarea economică şi cu dezvoltarea tehnologiei şi a infrastructurii", a declarat Florescu,casa de vanzare in bihor  într-un comunicat.
Declaraţia vine în contextul lansării de către compania de consultanţă imobiliară Knight Frank al raportului Global Cities, din care reiese că industriile noilor tehnologii, precum şi redresarea economică vor conduce la o creştere a chiriilor între 20% şi 40% în principalele oraşe din lume în următorii 5 ani.
Raportul realizează o analiză a celor mai dezvoltate oraşe din perspectiva spaţiilor de birouri, a proprietăţilor rezidenţiale, dar şi a noilor cartiere care se prefigurează pe harta metropolelor precum New York, San Francisco, Londra sau Beijing.
La nivel global, un nou val al dezvoltării imobiliare este aşteptat să susţină creşterea economică, iar până în 2019 oferta limitată de spaţii noi de birouri, împreună cu cererea ridicată de spaţiu COMERCIAL vor pune presiune pe rata de neocupare din marile oraşe, consideră autorii studiului. Astfel, rata medie de neocupare va scădea la doar 6,3% în top 10 oraşe din lume, cu Tokyo ajungând la o rată de neocupare de 3,9%, iar Londra înregistrând 4,4%.
"Datele noastre arată o oportunitate clară pentru investitori şi dezvoltatori de a exploata tendinţa de creştere a populaţiei din întreaga lume de a locui în mediul urban. Investiţiile comerciale globale în 2009 au atins 202 miliarde de dolari, iar previziunile arată că acest volum va creşte până la 606 miliarde de dolari în 2015", mai spun autorii studiului. chirie apartamente oradea 
În Europa, volumul total al investiţiilor imobiliare a crescut de la 103 miliarde dolari în 2009 la 196 miliarde dolari în 2013.

lunedì 13 ottobre 2014

imobiliare romania

Săptămâna viitoare lichidatorul judiciar al dezvoltatorului imobiliar "Red Project Three", proprietar al complexului comercial "Armonia", încearcă o nouă vânzare a imobilului situat la ieşirea din oraş spre Focşani. Mai precis, potrivit anunţului publicat de "Casa de Insolvenţă Transilvania", termenul limită de depunere a ofertelor este miercuri, 14 octombrie, ora 18.00, la sediul lichidatorului judiciar din Bucureşti. Preţul de pornire a procedurii de negociere directă este de 10 milioane euro, fără TVA. Pentru cei interesaţi, caietul de sarcini aferent procedurii poate fi achiziţionat de la sediul lichidatorului judiciar "Casa de Insolvenţă Transilvania" Filiala Bucureşti SPRL. 

De precizat că în cursul lunii trecute, ziarul Financiar susţinea că o companie italiană ar avea un plan privind transformarea în spaţii de producţie a halelor construite de dezvoltatorul "Red Projects" în 2008 şi apoi închise definitiv în 2009, în plină criză globală. "Fostul centru comercial Armonia din Brăila, care după o INVESTIŢIE de 45 de milioane de euro şi nouă luni de funcţionare a fost închis în 2009 din cauza vânzărilor slabe, va fi cel mai probabil transformat în hală de producţie, în condiţiile în care un grup italian negociază achiziţia proiectului în acest scop. Italienii realizează o serie de expertize tehnice pentru a vedea în ce măsură clădirea proiectului poate fi transformată în hală de producţie, afirmă surse locale, care susţin că tranzacţia are şanse mari să se realizeze. Dacă tranzacţia s-ar realiza, acesta ar fi al doilea mall care s-ar transforma într-o capacitate de producţie", menţionează publicaţia citată fără a preciza însă despre ce potenţial investitor este vorba. 

Centrul comercial Armonia a însemnat o investiţie de 45 milioane euro, fost inaugurat pe finalul anului 2008, iar după doar 9 luni de funcţionare şi-a închis definitiv porţile în condiţiile în care doar o mică parte din spaţiile comerciale fuseseră închiriate. La finalul anului 2011, dezvoltatorul a intrat în faliment, principalul creditor fiind grupul austriac "Volksbank" care investise un credit de circa 28 milioane euro.

"Policolor a agreat vânzarea terenului din Theodor Pallady, aflat în proprietatea sa, către un dezvoltator imobiliar. Vânzarea efectivă se va derula pe parcursul a trei ani, perioadă în care fabrica Policolor va continua să funcţioneze în actuala locaţie. Fndurile rezultate în urma acestei tranzacţii, cu implementare pe termen mediu, urmează să fie direcţionate către dezvoltarea unei noi platforme, proiect pe care Policolor intenţionează să îl demareze. Platforma prevede şi construcţia unei noi fabrici de producţie de vopsele, pentru care se aşteaptă deja avizele pentru demararea lucrărilor", a declarat Marius Văcăroiu, CEO Policolor-Orgachim.
Eliberarea terenului din Theodor Pallady, în suprafaţă de 13,9 hectare, se va face în trei etape. Prima suprafaţă va fi eliberată până la finalul acestui an, urmând apoi ca în cursul anului viitor un al doilea lot să fie eliberat. Cel de-al treilea lot din platforma industrială Policolor va fi eliberat în anul 2017, moment la care producţia şi activităţile administrative ale companiei vor fi deja relocate pe noua platormă din vestul Bucureştiului.
Anterior, compania a anunţat achiziţia unei platforme industriale cu suprafaţa de 2,5 hectare în zona de vest a Capitalei, unde vor fi relocate facilităţile de producţie şi activităţile administrative.

Pentru construcţia noii fabrici de lacuri şi vopsele Policolor, reprezentanţii Policolor au anunţat anterior că au alocat finanţări de peste 6 milioane de euro.
Grupul Policolor - Orgachim operează două mari unităţi de producţie, în România şi Bulgaria, şi este controlată de fondul de investiţii RC2. Policolor vinde soluţii şi produse structurate în patru categorii: Policolor Arhitectural (decorarea şi finisarea casei), Deko Professional (construcţii, amenajări şi sisteme complete de termoizolaţie), Klar Professional (refinisarea autovehiculelor) şi Industrial Coatings (acoperiri industriale).
Chiriile pentru garsoniere şi apartamente au ajuns să fie mai mari în câteva mari oraşe din provincie, precum Cluj Napoca sau Iaşi, decât în Bucureşti, arata un studiu de specialitate.
Potrivit acestui studiu, oraşul Cluj-Napoca este cel mai scump din ţară când vine vorba despre închirierea apartamentelor şi garsonierelor, chiar mai costisitor decât capitala. Astfel, o persoană care vrea să locuiască într-o garsonieră dintr-un astfel de imobil trebuie să plătească în fiecare lună 180 de EURO
Iar acesta este preţul minim. Chiriaşii ajung să plătească pentru o garsonieră din chiar şi peste 200 de EURO
„Garsonierele în Cluj-Napoca oscilează între un preţ de 180 şi 250 de EURO în funcţie de zonă în care se află şi în funcţie de studenţii care locuiesc în ele. Cele de 250 de euro sunt destinate studenţilor străini”, a spus consultantul imobiliar Adrian Fodor. 
Explicaţia este simplă, spun specialiştii din domeniul imobiliar. „Din prisma ratei şomajului care este mai mică decât în alte părţi ale ţării, din prisma investitorilor care aleg să dezvolte un business în Cluj, cred că acestea sunt principalele cauze ale chiriilor mai piperate în Cluj”, a adăugat Adrian Fodor. 
În plus, proprietarii profită şi de faptul că nu mai puţin de 80.000 de studenţi vin în fiecare an la facultate în Cluj-Napoca, aşa că apartamentele rămân rareori neocupate, indiferent de preţ. Şi în capitala Moldovei chiriaşii scot BANI frumoşi pentru garsoniere şi apartamente.
„Incep de la preţuri în jur de 130 de EURO, am în acest moment garsoniere şi la 300 de EURO, într-un bloc privat, rezidenţial. La două camere, aş spune între 170, mai modeste, până în centru, la 400 de EURO. La trei camere ar fi între 250 şi 500- 600 de euro. La fel, aceste preţuri din urma sunt pe zonele centrale. Nu rămâne absolut niciun apartament neînchiriat, oricât de modest ar fi. În această perioadă, septembrie, octombrie, toate se închiriază. Fiind oraş universitar, are printre cele mai mari preţuri din ţara”, a adăugat consilierul imobiliar Paula Lazăr. 
Potrivit ofertelor de pe piaţă, în Bucureşti, chiriile cerute pentru garsoniere încep de la 150 de euro în Titan şi ajung la 220 de euro în Dristor sau 250 de euro în zona Tineretului. 
Chirii Cluj
Garsonieră - 180-250 de euro
Apartament cu 3 camere - 270-350 de euro 
Chirii Iaşi
Garsonieră - 200 de euro
Apartament cu 2 camere - 250 de euro
Apartament cu 3 camere - 300-400 de euro 
Chirii Bucureşti
Garsonieră - 175-250 de euro
Apartament cu 2 camere - 190-300 de euro
Apartament cu 3 camere - 245-400 de euro